La Certosa di Firenze già a vederla dall’autostrada è spettacolare. Elegante, sul colle, che quasi ti segue e si chiede: “come mai non sei ancora venuta a visitarmi???”. Infatti sono anni, veramente anni, che dico che vado e poi non vado mai, perché devo prendere la macchina, è vicinissima a Firenze ma inspiegabilmente anche lontana… (vabbè queste sono le scuse di chi gli pesa il culo).

E poi un giorno, sempre “grazie” all’isolamento causato dal Covid, mi decido perché non ha più senso rimandare a domani quello che si può fare oggi, il tempo vola ecc. Quindi, presa da uno slancio che non mi appartiene nemmeno, prenoto e vado con quel santo di Andrea.

Arriviamo e già il panorama mi appaga di tutto, le colline toscane sono una meraviglia in qualsiasi stagione.

Nel biglietto è compresa la guida fatta da uno dei custodi del Monastero. Perché la Certosa è di fatti, un Monastero dell’Ordine Certosino, cioè formata da monaci eremiti voluto da Niccolò Acciaioli, noto figlio di banchieri fiorentini. Il monastero nel corso degli anni è passato dai Certosini ai Monaci Cistercensi, più aperti al mondo, per poi arrivare alla Comunità di S. Leolino, formata da sacerdoti e laici promotori anche di iniziative spirituali e culturali dedite alla ricerca della bellezza (i dettagliati cenni storici li trovate qui).

Entrando la prima cosa che vedi è la piccola Cappella Delle Donne, proprio accanto al negozietto di souvenir nel quale, a fine visita, ovviamente ho fatto una “donazione” comprando un set di 6 liquorini prodotti proprio alla Certosa.

Già per arrivare qui ho fatto un po’ di salita, ma la visita vera e propria inizia nella Pinacoteca del Palazzo Acciaiuoli, in cima alle scale. Qui il nostro accompagnatore ci illustra la storia del monastero partendo dal salone nel quale ci troviamo che all’epoca dei monaci Cistercensi veniva usato come chiesa. Le lunette delle Scene della Passione  che ci circondano sono state realizzate dal Pontormo che si rifugiò qui al tempo della peste e in cambio realizzo queste opere che un tempo si trovavano nel Chiostro Grande.
Fino a qui avevo preso appunti. Era chiaro, vero?

Qui accanto c’è l’unica foto venuta bene delle lunette, Cristo davanti a Pilato

Quello che mi ha colpito di più è il Chiosco Grande, adornato da arcate ai quattro lati e abbellito con 66 busti di Giovanni Della Robbia e accoglie le 18 celle dei monaci. Una di queste è visitabile! La cella è tenuta benissimo, si nota dove il monaco consumava i pasti, l’apertura accanto alla porta che veniva utilizzata per consegnarli i pasti, e l’altra apertura accanto al letto che veniva usata per controllare se il monaco era vivo…

Poi c’è il chiostro piccolo, Chiostrino dei Fratelli Conversi, la chiesa di San Lorenzo, il refettorio… Io credo che tornerò a visitare questo posto mistico, questa volta con un po’ più di consapevolezza per quello che mi circonda.

Post Recenti

Casa Balena e Casa Esagono tra architettura, arte e natura

Casa Balena e Casa Esagono tra architettura, arte e natura

​Spesso succede che troviamo più interessante ciò che è lontano da noi perchè meno essendo accessibile lo carichiamo di fascino, perchè siamo sempre un po' bambini: se non possiamo avere una cosa allora la vogliamo ancora di più. Penso alle case di Frank Lloyd Wright...

Ponte a Mensola – il borgo di Firenze

Ponte a Mensola – il borgo di Firenze

Ponte a Mensola è un borghetto che sembra non appartenere a Firenze, ma è Firenze a tutti gli effetti. Infatti fa parte del quartiere di Campo di Marte. Sembra un borghetto perchè non è archettonicamente simile ai palazzi fiorentini. Ha una sua chiesa, San Martino a...

Altre news su Firenze le trovi su